Formazione Cristiana

Matteo 25 - Parte 2 - La chiave del potenziale

November 26, 2019

Matteo 25, 1-30 (di seguito a Marco 13); Maurizio Tiezzi, Fondazione Cantonuovo, Siena, 28.2.2018, www.cantonuovo.org

Abbiamo il privilegio di aver ricevuto dal Re l’affidamento dell’amministrazione dei suoi beni durante la sua temporanea, seppur lunga assenza, affinché li mettessimo a frutto e gliene portassimo il guadagno al suo ritorno. Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele. La chiave per essere fedeli è nel potenziale di cui siamo dotati da Dio per camminare nel destino che ha preparato per ciascuno di noi. Dio affida i suoi beni a ciascuno nella misura in cui può farli fruttare e non fa preferenze. Ciascuno ha la responsabilità di esprimere il proprio il potenziale, sapendo bene che Dio non affida ad alcuno risorse o incarichi che non sia in grado di gestire. Piuttosto, sapientemente fornisce sempre il necessario per l’esercizio della delega e anche fedelmente ricompensa quelli che cercano la sua gioia facendo fruttare quanto è stato loro affidato. Ognuno ha il suo potenziale. Ognuno ha le proprie capacità. Ognuno ha il suo cuore per rispondere alle sante esigenze di Dio. Ognuno la sua responsabilità nel Regno dei cieli. E’ un onore ricevere dal Signore la sua delega di custodire e coltivare sulla terra i suoi talenti. Significa che ci ritiene degni e capaci! Che meraviglia essere considerati collaboratori di Dio! Ministri del Messia! Amministratori dei misteri e della multiforme grazia di Dio! Ma se Yeshua si fida di noi, se siamo dotati del potenziale necessario per funzionare efficacemente sulla terra in proporzione a quanto ci è affidato dal Signore, come possiamo non essere trovati fedeli al suo ritorno? La risposta è nella nostra libertà di scelta: dipende se il nostro cuore è buono o malvagio. Dipende se restiamo passivi rispetto all’occasione che ci è data o se ci dedichiamo al nostro incarico senza risparmiarci. Dipende se cerchiamo di autogiustificarci nella nostra pigrizia, accusando Dio di sfruttarci per i suoi interessi o se siamo zelanti nelle cose che lo riguardano per dargli gioia. Dipende se la nostra giustizia personale ci difende al punto di giudicare Dio come un “uomo duro” o se la nostra priorità è il regno di Dio e la sua giustizia. Dipende. E da questo è misurata la nostra ricompensa o decisa la nostra esclusione. Dio ha già fatto la sua parte. A noi spetta la risposta alla sua santa chiamata. Buon frutto a tutti!

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